Bitcoin brucia l’energia di un intero Paese: ecco quanto e perché consuma – Il Sole 24 ORE - Hub di criptovaluta

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venerdì 18 giugno 2021

Bitcoin brucia l’energia di un intero Paese: ecco quanto e perché consuma – Il Sole 24 ORE

Anche se la dominanza sta diminuendo, si stima che due terzi dei bitcoin in circolazione siano stati “minati” da server cinesi, a loro volta altamente dipendenti da energia prodotta a basso costo da carbone, attorno al 60% del totale.

Il 12 maggio l’hashrate, indice della capacità computazionale, ha toccato un picco sopra i 180 Ehash/s, ma parallelamente la componente cinese ha iniziato a scendere dal 65% del massimo e continua a calare in questi giorni dopo che Pechino ha frenato l’attività di mining. Mentre quella americana cresce dall’11% e anche il Canada sta aumentando la sua quota: entrambi fanno leva su una forte produzione idroelettrica.

Perché bitcoin consuma così tanto?

I consumi aumentano proporzionalmente con le quotazioni. Lo scenario più pessimistico delineato da Cambridge si spinge a stimare un consumo di 500TWh l’anno nei periodi più caldi della scorsa primavera. Per avere un’idea la Gran Bretagna si ferma attorno a 300TWh. Insomma più è alta la quotazione e più energia richiede.

Perché? Il forte consumo di energia proviene dal complesso sistema di certificazione delle transazioni delle criptovalute maggiori. Il bitcoin è una valuta che permette transazioni che evitano qualsiasi tipo di inetrmediario bancario: per verificare la veridicità della transazione subentra una gara per risolvere un complesso quesito crittografico che richiede tentativi per indovinare la giusta composizione di numeri e lettere che fornisca la soluzione. Il primo che riesce a trovarla certifica l’aggancio del blocco alla blockchain con il conseguente compenso in bitcoin. Un’operazione che avviene ogni dieci minuti e che viene ricompensata con un gruzzoletto di 6,25 bitcoin.

È evidente che più vale la criptovaluta più i miners saranno disposti a investire in capacità di calcolo per risolvere il problema. Senza preoccuparsi più di tanto da dove provenga l’energia utilizzata. C’è chi sostiene che il 75% dei miners cinesi utilizzi energia idroelettrica, ma è difficile valutare. Il meccanismo di certificazione dei miners si definisce come “proof of work”: è richiesto un lavoro specifico, la soluzione del quesito, per garantire l’affidabilità del sistema senza intermediari e l’impossibilità di poter modificare le transazioni già certificate dalla blockchain.

Le alternative possibili

Come per qualsiasi infrastruttura che utilizzi server e capacità di calcolo la soluzione più immediata sarebbe l’utilizzo di fonti rinnovabili, come già avviene nel mondo in espansione del cloud computing. Anche per le critpovalute c’è chi propone che si debba certificare l’energia per il mining, anche se questo potrebbe portare a un doppio sistema, una doppia blockchain a seconda dell’energia utilizzata. Di fatto già oggi le grandi farm di mining si vanno concentrando in luoghi tendenzialmente più freddi, per agevolare il raffreddamento naturale delle macchine, e vicini a fonti rinnovabili, prevalentemente idroelettrici.

Diversi studi hanno mostrato che è in aumento la quota di elettricità che si origina da fonti rinnovabili, con stime molto variabili che vanno dal 20 al 70%. Certo l’attività di mining prosegue in continua, notte e giorno, e quindi risolve il problema dell’accumulo di energia rinnovabile, contribuendo a una maggior efficienza. Dall’altra parte la concorrenza sui costi spinge a utilizzare le fonti più convenienti, che non sempre sono quelle rinnovabili.

Una soluzione alternativa che si sta facendo strada è quella di una forma di consenso alternativa al “proof of work”, che sia meno energivora. In questo senso alcune blockchain utilizzano la “proof of stake”: un processo complesso che prevede una certificazione a maggioranza da parte di certificatori estratti a sorte tra quelli disposti a depositare le proprie criptovalute come collaterale. E che in cambio ricevono comunque una ricompensa. Senza però consumare energia.



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